Al via il laboratorio permanente “Media allo scoperto: cittadini alla scoperta dei linguaggi dei media per comunicare il territorio”

Questa mattina è stato firmato il patto di collaborazione tra le Associazioni Youkali e Come l’Aria e i Quartieri Saragozza e Porto per l’avvio di un progetto di Cittadinanza Attiva che consentirà il 2 marzo alle ore 18 di inaugurare il  laboratorio permanente Media allo scoperto.

il corso

Si tratta di un progetto avviato nel 2014 da un gruppo di persone che ha istituito, su base volontaria, una redazione fluida e multidisciplinare, quale risultato della prima edizione del laboratorio “Media allo scoperto. Giornali, web e radio: i linguaggi e le tecniche di produzione della notizia” promosso dall’Associazione Culturale Youkali e Come l’Aria, grazie ad un contributo del Quartiere Saragozza su bando LFA del 2013. Alcuni tra i partecipanti al laboratorio conclusosi a gennaio 2014, hanno deciso di collaborare stabilmente con l’ente capofila del progetto, l’Associazione Youkali, attiva da quindici anni nel settore culturale a Bologna,  per immaginare di costruire un progetto durevole nel tempo con l’obiettivo di comunicare il territorio di Bologna e Provincia.

A marzo 2015 partiranno cinque moduli laboratoriali, frequentabili anche separatamente dai cittadini, in base alle proprie esigenze, dedicati ai mestieri  della comunicazione con focus sul lavoro di un ufficio stampa, del giornalista della carta stampata, di un radiogiornalista e del blogger. Un modulo sarà dedicato anche all’aggiornamento dei siti web con free ware. Questi moduli didattici rappresentano l’avvio di un laboratorio permanente sulla comunicazione che potrà continuare ad avere base nel Quartiere Saragozza-Porto, in Via Pietralata 60, usufruendo di spazi pubblici per tutta la durata del patto di collaborazione siglato grazie al nuovo regolamento di  Cittadinanza Attiva.

Il progetto mira a favorire l‘autonoma iniziativa delle associazioni e dei cittadini attivi per la realizzazione di azioni che nel loro complesso si propongono di incentivare la partecipazione alla vita democratica cittadina attraverso l’acquisizione di un’approfondita competenza sul funzionamento del linguaggio dei media e di promuovere l’innovazione sociale attraverso l’autonoma formazione all’interno del gruppo e la realizzazione di servizi di comunicazione,  capaci di attivare nuove forme di collaborazione civica tra associazioni, gruppi informali di cittadini e imprese creative ed artigiane del territorio anche sfruttando piattaforme e ambienti digitali, software liberi.

Tra i docenti chiamati a tenere i primi laboratori annoveriamo la blogger Francesca Sanzo, il direttore di Radio Città Fujiko Alfredo Pasquali, il giornalista Enzo Chiarullo e il webmaster Daniele Benasciutti. Sono disponibili solamente 20 posti per ogni modulo, verrà data precedenza agli under 35 e a quanti sceglieranno di iscriversi a tutti i 5 moduli. Per informazioni ed iscrizioni è necessario scrivere a mediaalloscoperto@youkali.it o telefonare all’Associazione Culturale Youkali allo 0518493013.

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pieghevole 2015

I moduli didattici marzo- aprile 2015 di Media allo scoperto

La fotografia e il rapporto con i media tra passato e presente

La comunicazione, e la sua corretta decodifica, sono alla base del laboratorio Media allo Scoperto, e puntoImmagine di riflessione principale nella costruzione di questo blog. Un argomento sicuramente interessante, ma anche molto ampio, che spinge ognuno di noi a concentrarsi su una particolare tematica, una linea editoriale da seguire, studiare, analizzare e approfondire.

Personalmente, ho deciso di presentarmi proponendo una lettura del ruolo della fotografia all’interno della comunicazione odierna. Per quanto abbia seguito diversi corsi inerenti le tecniche fotografiche, e letto molti articoli e libri sull’argomento, le mie conoscenze del rapporto tra fotografia e comunicazione rimangono scarse. Nondimeno, riconosco l’importanza della tematica, soprattutto adesso che viviamo in una società sempre più convertita al digitale, in cui ogni giorno diventiamo preda di numerose immagini, alle quali difficilmente prestiamo una reale attenzione, o riusciamo a decodificarne il significato. Un primo obiettivo che mi propongo, quindi, è la comprensione dei cambiamenti avvenuti nel rapporto tra fotografia e giornalismo, e come venga attualmente sfruttata questa potenzialità. Come si è trasformato il ruolo della fotografia all’interno della comunicazione nel corso degli ultimi anni? Quali sono gli scopi che si prefigge oggi? È ancora possibile la creazione di icone evocative di storia e memoria?

Sono domande importanti, a cui spero se non di trovare delle risposte, almeno di stimolare delle riflessioni all’interno dei prossimi post. Per il momento, comprendendo l’importanza di una prospettiva storica per una corretta decodifica dei fenomeni presenti, propongo una breve sintesi della storia della fotografia contemporanea, ovviamente concentrandomi sul suo legame con il giornalismo.

La fotografia nacque ufficialmente nel 1839, quando il francese Louis M. Daguerre riuscì a imprimere su una lastra la prima immagine umana, un gentiluomo seduto dal lustrascarpe (probabilmente un complice, contando che fu necessaria un’esposizione di circa venti minuti!). Dopo secoli di studi finalizzati alla ricerca di un metodo che consentisse il fissaggio dell’immagine generata dalla camera oscura, Daguerre brevettò la Dagherrotipia, il primo procedimento fotografico che permise lo sviluppo d’immagini, tuttavia non riproducibili. Un limite che fu superato pochi anni dopo dalla Calotipia, per merito di William H.F. Talbot, un procedimento basato sul rapporto negativo/positivo, che rese possibile l’infinita riproduzione d’immagini. Furono gli albori della fotografia come oggi la intendiamo.

Inizialmente, rimase un’arte circoscritta a quei pochi che potevano permettersi l’acquisto dei costosi macchinari, ma fin da subito si sviluppò una forte curiosità verso questo nuovo mezzo di riproduzione della realtà. Infatti, migliorati i prototipi iniziali, intorno alla metà del XIX secolo iniziarono a diffondersi i reportage fotografici di guerra. Il primo ufficialmente riconosciuto fu ad opera di Stefano Lecchi, il quale riprese a Roma i luoghi degli scontri tra forze papaline, sostenitori della Repubblica e francesi. La fotografia cominciò a essere strettamente connessa alla cronaca, uno strumento per indagare la realtà, custode e costruttrice della memoria collettiva.

Roger Fanton, considerato il primo reporter di guerra della storia, si recò sul campo durante la Guerra in Crimea (1853-1856), mostrando attraverso i suoi scatti i luoghi, le truppe, gli accampamenti e le fortificazioni, tralasciando gli scontri e le situazioni spaventose. L’intento di Fanton fu difendere una guerra poco amata dall’opinione pubblica inglese, influenzata dai resoconti scritti di William H. Russel, che ponevano l’accendo sugli orrori della stessa. Furono gli esordi della fotografia di propaganda.

In seguito, vennero svolte diverse spedizioni all’interno dei conflitti in Medio e Estremo Oriente, oltre che durante la Guerra Civile Americana, confermando il ruolo della fotografia come strumento di narrazione e resoconto giornalistico. Accanto ad esse, si svilupparono i primi reportage civili, a opera di fotografi al seguito di esploratori e missionari, in paesi lontani e poco conosciuti: nacque la fotografia antropologica ed etnografica. Una nuova arte stava iniziando ad invadere ogni ambito del sociale: si diffusero la fotografia industriale e scientifica, oltre a quella erotica, anche se fortemente ostacolata dallo Stato Pontificio.   

L’inizio del XX secolo fu caratterizzato da ulteriori innovazioni: negli Stati Uniti venne prodotta la Graflex, una reflex robusta, solida ma maneggevole, ideale per essere adoperata sul campo, che divenne l’inseparabile compagna dei reporter americani. Inoltre, come a consolidare il binomio tra fotografia e giornalismo, G. Grosvenor, editore del nascente National Geographic, inserì undici fotografie all’interno della rivista.

E da allora, fino alla diffusione di massa della televisione, nella seconda metà degli anni ‘70, la fotografia rimase la protagonista indiscussa dell’informazione, a tutti gli effetti la prima forma d’arte che divenne strumento di divulgazione e di conoscenza di realtà differenti.

G.R.

Note:

Le informazioni inerenti la storia della fotografia sono state ricavate dalla dispensa di Marco Rovere, Viaggio nella storia della fotografia, disponibile sul sito internet di Nikon School  http://www.nikonschool.it/corso-breve-storia-fotografia/index.php

“In principio era il Verbo…”

“In principio era il Verbo (Lógos), e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” – così scrisse l’apostolo Giovanni (1,1) nel suo incipit al Vangelo, e dal Verbo la luce giunse agli uomini e vita fu.

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Paradossale, forse anche apparentemente anacronistica, la scelta di una citazione delle Sacre Scritture, ma c’è una spiegazione le cui origini risalgono indietro nel tempo, a quei ricordi vaghi, ma a tratti sorprendentemente ben definiti, della propria infanzia.

Nessuno si è mai chiesto, ne ha mai provato a domandare, quali mondi immaginari e creature fantastiche potessero creare queste minute e discrete paroline nella mente di un bambino di 10 anni.  Fin dalle prime letture ai tempi di catechesi, e di educazione alla bontà cristiana, mi ritrovai di fronte un’occasione imperdibile: Giovanni, dal suo scrittoio lontano nel tempo, e secondo proprie ragioni (insondabili per una bambina), mi sussurrava qualcosa! Bisognava solo saperla afferrare!

Voli pindarici presero il sopravvento ritrovandomi in un universo creato da una sillaba minuscola, ma così minuscola, da non essere percepita, almeno coscientemente, dai primi uomini figli di quel suono invisibile. Allora, almeno, così vidi ogni essere o creatura vivente attorno: costituita da una vibrazione sottile e sotterranea che, nelle fondamenta della Terra, aveva ormai trovato rifugio!

Ma cosa c’entra, vi chiederete, con un corso di comunicazione e di media?

Non avrò effettuato anche io un volo pindarico impossibile da sostenere e ormai pronta, con cintura e giubottino salvagente, alla caduta libera? No! Non è proprio così!

Un corso di comunicazione, per antonomasia, contiene in sè l’idea di trasmissione di un messaggio tra due soggetti, emittente e ricevente, con il supporto dei  mezzi più disparati.

Nel nostro viaggio bolognese, tra i media del terzo millennio, abbiamo assistito ad una sfilata piuttosto variegata:

  • modello “Giornale”, stile attempato “sale e pepe”, ben si addice al padre della comunicazione (la scrittura è il suo punto forza);
  • modello “Blog”, giovanile, casual, oserei dire fashion (qui la scrittura agisce in compagnia degli amici “immagine/video” e “audio”- ama le relazioni il nostro Blog);
  • modella “Radio”, anche lei madre  di esperienza, carica di enormi capacità evocative (il suono e la voce sono i suoi strumenti di azione!)

Il suono, la voce, appunto!

Ecco giunti a quel Verbo iniziale, ma soprattutto al suono invisibile rifugiato nelle fondamenta della Terra!

L’emissione sonora, umana e strumentale, è sempre stata oggetto di studi e analisi, fonte di fascino ed esotismo. Sciamani, guaritori di malattie dello spirito, invocavano, e invocano, le forze della natura attraverso riti imbastiti di suoni, ritmi, timbri esatti, precisi e ripetuti. Il tarantismo mediterraneo, fenomeno avvolto in un’aurea di esoterismo distante dalle ragioni delle sue origini, poteva essere sconfitto solamente con medici senza lauree in materia, ma altrettanto capaci di guarire: i suonatori!

La voce, quindi, e il suo espandersi attorno, possiede enormi potenzialità.

È sufficiente comprenderne le caratteristiche: si tratta di un suono definito da determinati accenti, differente per ognuno nella sua altezza, intensità e colore.

È uno strumento a tutti gli effetti, da plasmare, modificare, variare in base al contesto, le situazioni, i personaggi da rappresentare, il target destinatario.

È proprio strano come ciò che ci appartenga, così connaturato al nostro corpo e alla nostra vita quotidiana, passi inosservato ai nostri occhi. È invisibile e non coscientemente compreso dai figli di quella prima sillaba!

È forse l’estraneo che pulsa dentro di noi e che adesso chiede un minimo di riconoscimento?

Il percorso svolto con Simona Sagone, attrice e cantante, rintraccia forse l’altro che è in noi,  rende familiare ciò che fino a prima era inesistente.

Ma questa ricerca richiede  preparazione corporea, e non solo vocale.  Il corpo, infatti, è il nostro tesoriere di risonatori: ogni suo punto (che sia petto, naso, pancia, testa, gola) è in grado di modificare le nostre emissioni.

E la nostra lingua, che crediamo di conoscere perfettamente (insomma, è la nostra lingua madre, non potrebbe essere altrimenti!) è ancora fonte di sorprese o di vecchi ricordi di dettati dalla dizione perfetta! Le vocali sono 5, giusto?!?! Ma ne siete proprio certi? E dove mettiamo le e e le o dall’ accento grave o acuto?

Riconoscersi strumento dotato di corde (corde vocali) e risonatori sparsi qua e là, colori  del nostro quadro (voce emessa), è un passo fondamentale, a livello personale e comunicativo.

La voce è intenzionale, carica di emozioni e ragioni, e scoprirne le sfumature e le possibilità è di primaria importanza  nel lavoro evocativo compiuto soprattutto da uno strumento mediatico come la radio.

Che dire, allora?  A viaggio iniziato in luoghi lontani, occorre armarsi di curiosità, passione e tanto esercizio!!!

Media allo scoperto – un laboratorio sulla comunicazione

media allo scoperto

Il progetto Media allo scoperto a cura dell’Associazione Culturale Youkali e di Come l’Aria, con la collaborazione di Panzallaria e Radio Città Fujiko, è stato selezionato dal Quartiere Saragozza tramite il bando LFA 2013  che si proponeva di far conoscere ai cittadini il punto di lettura Bollini-Speroni. Media allo scoperto è un laboratorio dedicato alla comunicazione che mira a sollecitare nei partecipanti l’attiva partecipazione democratica alla vita cittadina sfruttando la conoscenza acquisita del linguaggio dei media. Continua a leggere