L’Utopia fiabesca nella letteratura per l’infanzia. Gli autori si incontrano e si raccontano al Convegno ‘Le vie delle fiabe”

Tra gli eventi presenti all’interno della XI edizione della Festa Internazionale della Storia 2014 non potevamo assolutamente perdere l’incontro dedicato all’editoria per l’infanzia: ‘Le vie delle fiabe: piantar fiabe per coltivare utopie‘, organizzato dall’Associazione Culturale Youkali con il sostegno del Quartiere Navile di Bologna. Il tema dell’incontro, dedicato alla dimensione utopica nella letteratura per l’infanzia, è stato affrontato in un’ottica interdisciplinare. Erano infatti presenti al Convegno scrittori noti nel panorama nazionale della letteratura per l’infanzia: Teresa Buongiorno, Anselmo Roveda,  Annamaria Gozzi; docenti universitari: Milena Bernardi, docente di Letteratura per l’infanzia dell’Università di Bologna e Monika Wozniak, docente di Lingua e Letteratura polacca dell’Università La Sapienza di Roma; le attrici Monica Morini e Simona Sagone, presidente dell’associazione promotrice dell’evento e la psicoterapeuta dell’infanzia la dott.ssa Manuela Trinci.

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I preziosi interventi degli ospiti hanno esplorato, ognuno dal suo canto, il panorama fiabesco nel quale l’utopia fa capolino facendo emergere i temi più disparati: il sogno e l’onirico, i riti d’iniziazione legati al raccontare e all’ascoltare storie ma anche quei riti iniziatici cui gli eroi e le eroine delle fiabe sono sottoposti; i temi difficili, come quello della morte, connessi alla dialettica del lieto fine e del brutalmente onesto.

Il tema della speranza ed il principio ad essa legato, formulato da Ernst Bloch, secondo il quale l’utopia non rimanda al significato che la parola assumeva nel Rinascimento, ovvero un contenuto utopistico e quindi impossibile perché privo di contatti con la realtà, ma ad un contenuto utopico e quindi possibile che indica una delle possibilità per raggiungere la meta.

tERESA-bUONGIORNOSe nella sua etimologia notoriamente accettata la parola utopia deriverebbe dal greco οὐ «non» e τόπος «luogo» quindi «non luogo», Teresa Buongiorno ci ricorda che esiste una diversa interpretazione etimologica, meno nota, che farebbe derivare  la parola utopia dal greco εὐ «bene, buono» τόπος «luogo». Dunque utopia non come un «non luogo» ma come un «luogo buono» nell’accezione usata da Tommaso Moro, inventore della parola. L’utopia è il lumicino che uno vede nella foresta quando si perde – dice Teresa Buongiorno – come Biancaneve trova la casa dei sette nani.

Di luoghi buoni ci parla anche la psicoterapeuta Emanuela Trinci quando ci racconta dell’idea, nata all’interno dell’associazione Orecchio acerbo, dell’Ospedale delle Bambole. L’Ospedale, ispirato a quello napoletano di fine ottocento, si propone sì quale luogo di cura e recupero per i giocattoli ma veicola in sé anche un altro messaggio: quello di ripristinare le relazioni tra persone e il recupero del valore della costanza degli affetti come ricorda il sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli.

Anche  Milena Bernardi ci parla di principio di speranza e di “galosce della felicità”quando dipana il tema del rapporto tra fiaba e utopia citando Bloch. Nella fiaba l’eroe viene sottoposto ai riti d’iniziazione, viene lasciato solo nel bosco e se riesce a sopravvivere allora può diventare adulto ma, non tutte le fiabe hanno un lieto fine. I riti d’iniziazione, i percorsi impervi servono a prendere contatto con la propria finitudine – spiega Milena Bernardi – e sono le prove che gli eroi o le eroine delle fiabe  devono affrontare che ci portano verso i temi difficili, i tempi indicibili i quali possono essere narrati attraverso la fiaba in quanto la fiaba altro non è che una metafora.