“Coup Fatal” all’incontro di due tradizioni musicali

In “Coup Fatal” di Alain Platel, andato in scena all’Arena del Sole di Bologna il 18 e 19 ottobre, la musica occidentale barocca e quella africana si sono fuse in armonie di ritmi, melodie e danze dando vita ad una festa in cui il punto d’incontro tra culture artistiche sono i sentimenti estremi di gioia e dolore.

Coup fatal Alain Platel

Coup fatal di Alain Platel in scena all’Arena del Sole

Una scenografia fatta di bossoli di pallottole trasformati in tende da grande spettacolo che luccicano illuminate dai riflettori.

Un controtenore nero e massiccio canta arie di Händel e Gluck con controcanto in stile africano e ritmi che invitano alla danza. Giochi con sedie e costumi dai colori sgargianti; assoli di danza con apice in salti mortali; scoppi di gioia e divertimento su una melodia bachiana trasformata in canto accompagnato da likembe e chitarre elettriche; momenti di estremo dolore che sfociano in pianto sulle note di “lascia ch’io pianga” dal Rinaldo di Händel.

Tutto questo è lo spettacolo ideato dal controtenore congolese Serge Kakudji insieme ai direttori musicali Fabrizio Cassol e Rodriguez Vangama e al direttore artistico Alain Platel che ha debuttato in estate a Vienna ed è ora in tournée nei teatri europei. La tappa italiana all’Arena del Sole di Bologna conquista il pubblico durante Vie Festival.

Le strutture musicali tipiche del barocco si innestano in ritmi africani a creare un’amalgama di strumenti, voci e movimenti in cui lo stile vocale occidentale settecentesco e le modalità sonore africane giocano guardandosi da pari a pari.

Non ci può essere giudizio né ordine gerarchico tra stili musicali quando si fa festa per dimenticare gli orrori delle guerre del Congo contemporaneo. Prevale un gioco teatrale nel nome della pluralità della musica (lemma indeclinabile nel quale da sempre “riassumiamo un universo irriducibilmente plurale”- Lorenzo Bianconi), dei generi e delle funzioni delle diverse “musiche”.

La voce del controtenore duetta con i controcanti beatbox dei coristi e con le percussioni africane; la chitarra basso di Rodriguez Vngana dialoga con il likembe; il balafon accompagna le arie antiche come un piano gran coda in una sala da concerto; legnetti, grattugie e zucche percussive sostengono il canto barocco trasformandolo in qualcosa di diverso pur mantenendo intatta la forza delle melodie originarie e dei testi come nell’esecuzione della gluckiana “Che farò senza Euridice?”.

Quando il controtenore Kakudji canta la disperazione di Orfeo per la perdita dell’amata, guidato attraverso gli inferi, ad occhi chiusi, dai coristi- traghettatori, è il canto di tutti i coloro che hanno perso un proprio caro, così come in “Lascia ch’io pianga” non è rappresentata solo Arianna che piange sulla spiaggia di Nasso abbandonata da Giasone, ma è ritratto il popolo africano intero che soffre di un identico dolore universale.

Il colpo di fulmine, coup fatal, derivante dall’incontro tra culture artistiche differenti, avviene sul piano dei sentimenti: l’arte esprime passioni estreme, non possono esserci mezze misure nella musica occidentale barocca tanto quanto nella musica del continente africano. Gioia e dolore sono manifestati sul palcoscenico, a tutte le latitudini, in modo amplificato, esasperando i sentimenti del quotidiano.

Allo stesso modo i “sapeurs”, i dandy di Kinshasa, al cui eccentrico comportamento si ispira la messa in scena, rivendicano libertà nell’abbigliarsi con colori forti e fogge bizzarre mescolando kilt, abiti di gala, bretelle e scarpe da tennis, per esprimere la propria gioia di vivere come sfida alla morte e alle violenze di un paese in guerra.

Uno spettacolo travolgente che investe il pubblico sulle cui teste, letteralmente, viene cantata la canzone di Nina Simona “To be young, gifted and black” da due coristi- danzatori. Una festa di colori che nel finale diventa una danza gioiosa dell’intera compagnia accompagnata solamente dalla chitarra basso di Vangama.

Ogni musicista si fa danzatore e cantante, senza separazione tra movimento del corpo e musica. Tutto è festa e insieme vitale protesa per le ingiustizie e le disuguaglianze che affliggono l’Africa e che, in una realtà globalizzata, investono il resto del mondo al di là di ogni posticcia barriera, di ogni confine geografico o ideologico.

20/10/2014

Simona Sagone- Radio Città Fujiko –http://www.radiocittafujiko.it/coup-fatal-all-incontro-di-due-tradizioni-musicali

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