Perché Internet va lento? Dalla “notte dei lunghi coltelli” alla privatizzazione di Telecom

Telecom

Circa due settimane fa su Rai3 ho visto la puntata di Presa Diretta condotta da Riccardo Iacona su Telecom Italia e da quel giorno, credo fosse il 27 gennaio e lo ricordo perché in quella data cade il compleanno di mio fratello maggiore, qualcosa nella mia testa ha iniziato a frullare. Una domanda che a distanza di settimane vorrebbe una risposta che nel prosieguo cercherò di delineare.

Sono una giovane neolaureata che ha deciso di partire dalla Puglia per andare a studiare a Bologna, all’Alma Mater Studiorum, una delle università più antiche del mondo occidentale. Sin dai primi anni universitari ho goduto dei benefici economici stanziati dalla regione Emilia Romagna per poter conseguire la laurea, tra i suddetti benefici era prevista la possibilità di alloggiare presso una delle residenze universitarie dell’allora Arstud, Azienda per il diritto allo studio universitario, oggi Er-go. La residenza universitaria dove l’Arstud raggruppava le matricole era già dagli anni ’70, ed è ancora oggi, la residenza Carducci. Ricordo che c’erano 9 piani divisi in due scale, scala A e scala B, e per ogni piano c’erano circa cinque/sei monolocali a due letti ma anche singoli, ognuno dotato di un computer fisso, per un totale di circa tre/quattrocento matricole, ovvero studenti iscritti al primo anno di università.

Potete immaginare cosa succede quando tutti questi studenti accendono i loro computer?

Ricordo che quando dovevo usare Internet era un delirio, ore ed ore ad aspettare che una pagina venisse caricata e nell’attesa ti passava la voglia di sapere e la curiosità di conoscere, il mondo fuori era troppo bello ed era lì non dovevi aspettare, per cui decidevi di dargliela su ed uscire e magari andare a spulciare in Salaborsa, la Biblioteca comunale, i libri  che t’interessavano.

Oggi le cose sono cambiate, c’è il wi-fi, la connessione wireless, ma sono cambiate solo parzialmente. I miglioramenti ci sono stati ma cosa è successo alla Rete?

Perché paesi come l’Estonia sono completamente digitalizzati e invece l’Italia, paese pioniere nell’introduzione della fibra ottica, non lo è?

Nel 1995 Telecom ideò il progetto Socrate, acronimo di Sviluppo Ottico Coassiale Rete Accesso Telecom, con l’obiettivo di realizzare una Rete cablata a banda larga che raggiungesse tutte le abitazioni del territorio nazionale, ma, già nel 1997, il progetto venne abbandonato in quanto i costi da sostenere risultarono eccessivi. Non entriamo nel merito della questione dei bilanci perché è un ambito che non ci compete e che momentaneamente non ci interessa.  Sempre negli stessi anni l’azienda italiana di telecomunicazioni, con un fatturato che la poneva nei primi dieci posti  tra i gruppi economici a livello mondiale, a causa di un debito di 8 miliardi venne messa in vendita da Romano Prodi e nel giro di qualche anno i lavoratori dipendenti Telecom Italia s.p.a. passarono da 120 mila a 50 mila. In sostanza Telecom venne privatizzata. Per tentare di salvare Telecom Italia dalla privatizzazione l’allora amministratore delegato del gruppo Telecom, Franco Bernabè, convoca una consiglio d’amministrazione che viene boicottato da parte degli azionisti. Quella notte di votazioni riuscì a riunire solo il 23% degli azionisti che non bastò ad evitare l’inevitabile e che per questo viene ricordata dalla storia della politica italiana come “la notte dei lunghi coltelli“, che simbolicamente riprende e ricorda l’epurazione ad ordine di Adolf Hitler dei vertici delle S.S., degli oppositori del regime e dei nemici in generale, dove a condurre le scalate vi furono i così detti “capitani coraggiosi“.

Il paradosso delle privatizzazioni è che lo Stato, nonostante non abbia più il monopolio ma disponga solo di una parte delle azioni del gruppo Telecom, finanzia le aziende private più di quanto non finanziasse la stessa Telecom  quando era un’istituzione pubblica. Questo perché le aziende non investono se non hanno un ritorno economico garantito.

Allora mi chiedo, a cosa serve tutto ciò? La mia conclusione è che le privatizzazioni non sono nell’interesse generale della società e che dietro queste manovre si nascondono conflitti d’interesse tra la politica e le imprese, dove a guadagnarci sono sempre gli scalatori di turno e a pagarne le conseguenze siamo noi cittadini contribuenti. In sostanza da quando Telecom è stata privatizzata gli investimenti che servirebbero ad ammodernare la rete non ci sono e quelli che ci sono non bastano a coprire né i costi di manutenzione né ad ammodernare le vecchie centraline.

Risultato? L’Italia è agli ultimi posti in Europa ad avere internet veloce. Al contrario, paesi con economie meno sostanziali della nostra hanno Internet veloce con un potenza misurata dallo speed test al 100% mentre in Italia il valore si aggira intorno al 7/8%. È vero che nel Bel Paese installare la fibra ottica non è una cosa semplice dato che nel mondo sotterraneo vengono trovati reperti archeologici che bloccano i lavori ma è anche vero che una soluzione va trovata al più presto perché le nuove tecnologie fanno passi da gigante e il futuro si gioca in questi settori e l’Italia non può permettersi di restare sempre tra gli ultimi posti.

V.B.

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