Ma è più antico YouTube o la televisione?

retro-yutubeGran bella cosa avere una prospettiva storica, non siete d’accordo anche voi? E non ritenete pure che possa esservi di aiuto, se non a risolvere, quantomeno a decifrare con maggior disinvoltura le problematiche del tempo presente? Io penso di si, non fosse altro perché ho dedicato buona parte della mia ormai definitivamente trascorsa gioventù a leggere (quasi) tutto quanto avessero messo per iscritto i successori di Erodoto e l’idea di aver buttato via il proprio tempo non piace a nessuno. Sia come sia, bisogna comunque riconoscere che non son poi l’unico a pensarla così e fortunatamente quella che i latini chiamavano historia vanta testimonial ben più autorevoli del sottoscritto.

Bene, direi che a questo punto possiamo dare per assodato che possedere una prospettiva storica abbia la sua importanza. E ciò vale per qualsiasi ambito dell’umana esistenza. Anche per i mass media? Assolutamente si, del resto presumo che a nessuno di voi sia sfuggito il fatto che fra un dispaccio telegrafico e un tweet di tempo ne è passato. Sapere, e soprattutto capire, cosa è avvenuto nel frattempo rimane però tutto un altro paio di maniche.

Quindi, conseguentemente a quanto sono andato dicendo (sproloquiando?) fin qui, vorrei approfittare di questo spazio per tentare di avvicinare un pubblico il più ampio possibile a questa tematica e, del resto, quale blog più adatto a tale fine avrei potuto scegliere di uno chiamato “Media allo scoperto”? Periodicamente aggiornerò questa sezione con post in cui mi occuperò di media in prospettiva storica, nel tentativo di indurre i lettori a riflettere soprattutto sulle implicazioni sociali, economiche e politiche.

Qualora vi fossero dubbi a riguardo, preciso che il tenore dei miei interventi sarà agile e divulgativo, tuttavia cercherò di fornire sempre puntuali riferimenti (bibliografici e non solo) per chiunque fosse interessato ad approfondire in maniera autonoma gli argomenti di volta in volta trattati. In conclusione, aggiungo solo che, almeno all’inizio, i miei post si susseguiranno sull’onda di quelli che saranno i miei interessi al momento di mettermi alla tastiera del pc, senza seguire alcuno schema prestabilito.

Vedremo insieme quale esito avrà questa mia sortita sul web. Alla prossima!

“In principio era il Verbo…”

“In principio era il Verbo (Lógos), e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” – così scrisse l’apostolo Giovanni (1,1) nel suo incipit al Vangelo, e dal Verbo la luce giunse agli uomini e vita fu.

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Paradossale, forse anche apparentemente anacronistica, la scelta di una citazione delle Sacre Scritture, ma c’è una spiegazione le cui origini risalgono indietro nel tempo, a quei ricordi vaghi, ma a tratti sorprendentemente ben definiti, della propria infanzia.

Nessuno si è mai chiesto, ne ha mai provato a domandare, quali mondi immaginari e creature fantastiche potessero creare queste minute e discrete paroline nella mente di un bambino di 10 anni.  Fin dalle prime letture ai tempi di catechesi, e di educazione alla bontà cristiana, mi ritrovai di fronte un’occasione imperdibile: Giovanni, dal suo scrittoio lontano nel tempo, e secondo proprie ragioni (insondabili per una bambina), mi sussurrava qualcosa! Bisognava solo saperla afferrare!

Voli pindarici presero il sopravvento ritrovandomi in un universo creato da una sillaba minuscola, ma così minuscola, da non essere percepita, almeno coscientemente, dai primi uomini figli di quel suono invisibile. Allora, almeno, così vidi ogni essere o creatura vivente attorno: costituita da una vibrazione sottile e sotterranea che, nelle fondamenta della Terra, aveva ormai trovato rifugio!

Ma cosa c’entra, vi chiederete, con un corso di comunicazione e di media?

Non avrò effettuato anche io un volo pindarico impossibile da sostenere e ormai pronta, con cintura e giubottino salvagente, alla caduta libera? No! Non è proprio così!

Un corso di comunicazione, per antonomasia, contiene in sè l’idea di trasmissione di un messaggio tra due soggetti, emittente e ricevente, con il supporto dei  mezzi più disparati.

Nel nostro viaggio bolognese, tra i media del terzo millennio, abbiamo assistito ad una sfilata piuttosto variegata:

  • modello “Giornale”, stile attempato “sale e pepe”, ben si addice al padre della comunicazione (la scrittura è il suo punto forza);
  • modello “Blog”, giovanile, casual, oserei dire fashion (qui la scrittura agisce in compagnia degli amici “immagine/video” e “audio”- ama le relazioni il nostro Blog);
  • modella “Radio”, anche lei madre  di esperienza, carica di enormi capacità evocative (il suono e la voce sono i suoi strumenti di azione!)

Il suono, la voce, appunto!

Ecco giunti a quel Verbo iniziale, ma soprattutto al suono invisibile rifugiato nelle fondamenta della Terra!

L’emissione sonora, umana e strumentale, è sempre stata oggetto di studi e analisi, fonte di fascino ed esotismo. Sciamani, guaritori di malattie dello spirito, invocavano, e invocano, le forze della natura attraverso riti imbastiti di suoni, ritmi, timbri esatti, precisi e ripetuti. Il tarantismo mediterraneo, fenomeno avvolto in un’aurea di esoterismo distante dalle ragioni delle sue origini, poteva essere sconfitto solamente con medici senza lauree in materia, ma altrettanto capaci di guarire: i suonatori!

La voce, quindi, e il suo espandersi attorno, possiede enormi potenzialità.

È sufficiente comprenderne le caratteristiche: si tratta di un suono definito da determinati accenti, differente per ognuno nella sua altezza, intensità e colore.

È uno strumento a tutti gli effetti, da plasmare, modificare, variare in base al contesto, le situazioni, i personaggi da rappresentare, il target destinatario.

È proprio strano come ciò che ci appartenga, così connaturato al nostro corpo e alla nostra vita quotidiana, passi inosservato ai nostri occhi. È invisibile e non coscientemente compreso dai figli di quella prima sillaba!

È forse l’estraneo che pulsa dentro di noi e che adesso chiede un minimo di riconoscimento?

Il percorso svolto con Simona Sagone, attrice e cantante, rintraccia forse l’altro che è in noi,  rende familiare ciò che fino a prima era inesistente.

Ma questa ricerca richiede  preparazione corporea, e non solo vocale.  Il corpo, infatti, è il nostro tesoriere di risonatori: ogni suo punto (che sia petto, naso, pancia, testa, gola) è in grado di modificare le nostre emissioni.

E la nostra lingua, che crediamo di conoscere perfettamente (insomma, è la nostra lingua madre, non potrebbe essere altrimenti!) è ancora fonte di sorprese o di vecchi ricordi di dettati dalla dizione perfetta! Le vocali sono 5, giusto?!?! Ma ne siete proprio certi? E dove mettiamo le e e le o dall’ accento grave o acuto?

Riconoscersi strumento dotato di corde (corde vocali) e risonatori sparsi qua e là, colori  del nostro quadro (voce emessa), è un passo fondamentale, a livello personale e comunicativo.

La voce è intenzionale, carica di emozioni e ragioni, e scoprirne le sfumature e le possibilità è di primaria importanza  nel lavoro evocativo compiuto soprattutto da uno strumento mediatico come la radio.

Che dire, allora?  A viaggio iniziato in luoghi lontani, occorre armarsi di curiosità, passione e tanto esercizio!!!